venerdì 11 luglio 2008

Ma questa Juve non è da scudetto

L'entusiasmo dei tifosi alla presentazione ufficiale della nuova (?) Juventus nel ritiro di Pinzolo non fa notizia: l'anno scorso, per il ritorno in A dei bianconeri, la folla era più o meno la stessa. L'amore di gran parte dei tifosi italiani per la Signora non si discute, ma i discorsi che leggo e sento in questi giorni sulla qualità della squadra di Ranieri mi lasciano piuttosto perplesso.
Se l'arrivo di Amauri ha certamente rafforzato il reparto avanzato, quello di Poulsen (o di Xabi Alonso) a centrocampo non convince. A Ranieri, lì in mezzo, servirebbe un uomo di qualità in grado di aggiungere qualcosa nell'impostazione della manovra: Nedved (36 anni ad agosto) e Camoranesi hanno bisogno di un'alternativa valida (e per una squadra che punta a campionato e Champions, il rientro di Giovinco, ancora privo di esperienza internazionale da Empoli non può bastare).
Archiviata la delusione Tiago, la creatura bianconera si indirizza verso una struttura più fisica e muscolare: Xabi o Poulsen sono dei buonissimi giocatori, ma non garantiscono quella varietà di soluzioni di gioco di cui la Juventus ha bisogno. Ecco perché Stankovic sarebbe stato un acquisto azzeccato. L'impressione, comunque, è che gli uomini di mercato bianconeri stiano aspettando una buona offerta per Tiago (pagato 13 milioni!), per poi lanciarsi all'assalto del numero 10 che manca.
Veniamo alla difesa: è qui che le perplessità sulle pretese da scudetto si fanno più pesanti. Chiellini e Buffon sono due certezze, ma per il resto non si vede un granché. Campionato e Champions sono competizioni difficilissime e logoranti, e i due nuovi centrali Mellberg e Knezevic non sono di certo dei fenomeni: occorre investire ancora.
Trezeguet in questi giorni l'ha detto chiaro e tondo: "La società faccia ancora uno sforzo, serve più qualità". Come dargli torto?

giovedì 3 luglio 2008

Addii, ritorni e conferme

Luis Aragones stravince un Europeo che alla Spagna mancava da 44 anni e viene rimosso dalla carica di ct (i patti erano chiari prima del torneo - dicono dalla federcalcio spagnola - e indietro non si torna).
Roberto Donadoni va fuori ai quarti "per un calcio di rigore", come ha tenuto a sottolineare lo stesso ex ct azzurro, e in panca torna Lippi.
Raymond Domenech, uno che non ha un gran feeling con la vittoria, che convoca i giocatori in base all'oroscopo, che parla spesso a sproposito ecc., è appena stato confermato selezionatore della nazionale francese. Buon per noi, avremo altri due anni di risate assicurate.

martedì 24 giugno 2008

In attesa del Lippi-bis

Da rigori a rigori, il cerchio si è chiuso. "Fallimento" archiviato, Donadoni passerà l'estate da disoccupato.
Dieci giorni, una settimana, questione di ore, Marcello Lippi è pronto a riprendersi il suo gruppo mondiale e tutto tornerà – finalmente, sospirano in tanti – come prima.
Cioè cosa? Vinceremo un altro mondiale? Possibile, ma molto, molto difficile. Perché ogni torneo fa storia a sé, e ripetersi ad alti livelli diventa sempre più un’impresa rara. Ma soprattutto perché quella che si impose a Berlino era una generazione giunta già alla fine del suo ciclo, trascinatasi in questo Europeo a denti stretti e con le ossa scricchiolanti (Cannavaro, il nostro eroe nel 2006, si è rotto alla vigilia del torneo e Materazzi, l’uomo del destino due anni fa, è arrivato in Austria incerottato e in condizioni precarie, tanto per fare qualche nome).

Donadoni paga per un torneo deludente, in cui hanno pesato i suoi errori, primo su tutti quello di aver escluso dai 23 Pippo Inzaghi, con il risultato di trovarsi costretto a lasciare in campo, in tutte le partite, un Toni fuori forma e clamorosamente impacciato sotto porta (è evidente che il ct non si fidasse di Borriello, chiamato e tenuto impacchettato in panchina). L’ombroso ormai ex ct rivendica il fatto di essere uscito ai calci di rigore. Giusto, ma il futuro è già scritto.
Aspettiamo allora il ritorno di Lippi e stiamo a vedere. Con tutte le riserve del caso: le minestre riscaldate non sono esattamente un piatto forte del pallone. Anche se, bisogna ammetterlo, mister Marcello è uno dei pochi allenatori (assieme a Fabio Capello) ad aver rivinto dopo esser tornato sulla panchina – quella bianconera – che aveva lasciato qualche anno prima.

domenica 22 giugno 2008

Notte caliente

La trama di questo Europeo si infittisce di puntata in puntata: colpi di scena degni dei migliori episodi di "Lost"o "Twin Peaks", protagonisti che vanno e vengono e una suspance che tiene incollato il tifoso dal primo all'ultimo istante (90', 120' o calcio di rigore che sia).
Innalzate a icona del calcio spettacolo per quanto mostrato nella prima fase del torneo, Portogallo, Croazia e Olanda sono colate a picco una dopo l'altra. Adesso, dicono i più ottimisti (o i temerari di giornata, fate voi), toccherebbe alla Spagna.
Piede sul freno, però: quando di mezzo c'è l'Italia saltano statistiche, favori del pronostico e bizzarre teorie dell'ultima ora.
E allora auguriamoci che i nostri possano sorprenderci ancora, perché, fino a prova contraria, la Spagna vista nelle gare precedenti fa oggettivamente paura.

mercoledì 18 giugno 2008

La mano del mago

Il miracolo si è ripetuto. Come la Corea del Sud ai mondiali del 2002, come l'Australia ai mondiali del 2006. Stavolta è il turno della Russia, che elimina la ben più quotata Svezia: dategli una nazionale, e Guus Hiddink la porterà oltre i suoi limiti. Sempre.
Ai quarti ci sarà l'Olanda (toh, il paese di Hiddink, che con gli oranje ottenne un quarto posto al mondiale '98).
Statene certi: al pensiero di affrontare il mago, anche l'orchestra sinfonica di Van Basten avrà avuto un breve, ma intenso, sussulto.

martedì 17 giugno 2008

Girone d'inferno, ma siamo ancora vivi

Di corsa verso i quarti. Via, di corsa, da questo girone d'inferno, più che di ferro.

Gli azzurri stendono una Francia davvero al capolinea e approdano ai quarti, l'Olanda fa l'unica cosa che gli riesce in questo Europeo (vincere) e la storia continua. O meglio, ricomincia.
Perché ci mettiamo alle spalle un girone che -adesso possiamo dirlo- avrebbe procurato sofferenza persino al bel Portogallo di Ronaldo, alla tostissima Croazia o al dream team Spagna. Già, domenica sera ce la giocheremo proprio con loro, ma sarà gara secca. E in situazioni del genere, si sa, diamo il meglio (chiedete alla Francia, ne sa qualcosa).
Di questa serata restano il carattere dei ragazzi di Donadoni, le belle prove di De Rossi, Pirlo e Grosso, le parate (sempre miracolose) di Buffon, le occasioni prodotte (tante, specie in 11 contro 11) e quelle sprecate da Toni (ma è pur vero che abbiamo vinto un Mondiale senza i gol degli attaccanti). E un approccio finalmente ordinato, razionale alla partita. Da questi elementi ripartirà il nostro Europeo: niente più campi sintetici svizzeri, con la Spagna giocheremo a Vienna. Augurandoci di restarci fino al 29 giugno.

PS: Con il 2-0 subito dall'Italia, si chiude probabilmente la storia di Raymond Domenech sulla panchina della nazionale francese. A fine gara, mentre gli azzurri festeggiavano la qualificazione, lui si guardava intorno spaesato, senza più conigli da tirar fuori dal cilindro. Poi, interpellato dai giornalisti francesi sulle possibili dimissioni, ha annunciato in diretta tv di voler chiedere la mano della sua compagna.
Lunga vita (e auguri) a Raymond.

Torniamo a vincere e stiamo a vedere

E così rieccoci, come quattro anni fa in Portogallo, come nella migliore tradizione delle fasi a girone della lunga storia azzurra, a fare i conti con un dentro o fuori da brividi, appesi al solito, sottilissimo, filo della speranza. A reggerne l'ultimo capo, manco a dirlo, un'altra squadra, l'Olanda già qualificata e con la pancia piena e perciò, si spera, a digiuno di biscotti ma affamata ancora di vittoria: la terza consecutiva, con l'agguerrita Romania di Piturca, non deve mancare. Altrimenti per noi e per i galletti finisce qui.
Questa la realtà, antipatica quanto vogliamo, ma -ed ecco l'aspetto da non perdere di vista- c'è da vincere comunque, stasera contro la Francia. E per la nazionale confusa e impaurita vista finora non sarà esattamente un gioco da ragazzi. Quella di Zurigo sarà la terza formazione diversa presentata da Donadoni in questo Europeo: si naviga a vista, la batosta iniziale (e le critiche feroci di questi giorni?) è bastata a gettare in mare quanto di buono in due anni l'ombroso ct aveva fatto, siamo alla costante ricerca dell'eroe della giornata (ieri Del Piero oggi Cassano).
E allora affrontiamo anche questa battaglia, con generosità e mente lucida, ricordiamoci chi siamo (fino a prova contraria la coppa del mondo è ancora a casa nostra) e affondiamo la Francia.
Poi, al novantesimo, vedremo cosa ci ha riservato il destino dalla maglia arancione. Se sarà il caso festeggeremo l'ennesima resurrezione azzurra. Sennò affonderemo assieme ai galletti, ma con l'orgoglio di averli battuti comunque.

domenica 15 giugno 2008

Ribaltone Turchia, cechi a casa

Pazzesca la notte di Ginevra. Pazzesca, come la metamorfosi della Turchia, indolente e svogliata nel primo tempo (sembrava puntar dritto ai rigori-spareggio), da leggenda nella ripresa. La Repubblica Ceca no, rimane la stessa dall'inizio alla fine, convinta che si tratti di una serata come le altre: il doppio vantaggio ottenuto con il minimo sforzo non fa di certo gridare all'impresa, ma i rivali sembrano spenti prima e sfortunati poi, soprattutto quando la scivolata di Plasil in contropiede infliza un Volkan non esattamente reattivo.
Serataccia per il portierone turco? Macché, il peggio deve ancora arrivare, ma per il suo collega Cech. Che dopo il gol di Arda che rimette in pista i turchi si inventa un capolavoro all'incontrario e regala a Nihat un pareggio cui quasi non credono nemmeno gli stessi turchi. E mentre il numero uno del Chelsea (secondo solo a Buffon, dicono praticamente tutti) ancora si chiede come sia potuto accadere, Nihat lo infila un'altra volta, con un eurogol (è il caso di dirlo) da copertina.
Cechi a casa, traditi dal suo uomo migliore (e dalla chiusura col botto della sua annata peggiore) e turchi in festa: l'Imperatore Terim avanza ai quarti, con una squadra incerottata e un portiere in meno (Volkan trova il modo di reggere il confronto con il collega facendosi espellere in pieno recupero, lasciando la sua porta nelle mani di Tuncay, che per la cronaca è attaccante).
Ma non importa: ai quarti ci sarà la Croazia, avversario alla portata di questa imprevedibile Turchia.

venerdì 13 giugno 2008

Promemoria

Italia qualificata ai quarti se:
1. Batte la Francia e l'Olanda vince con la Romania. Passano Olanda (9 punti) e Italia (4).
2. Batte la Francia e l'Olanda pareggia con la Romania. Passano Olanda (7 punti) e Italia (4).
3. Pareggia con gol contro la Francia e l'Olanda batte la Romania. Passano Olanda (9 punti) e Italia (2) per il maggior numero di gol nella classifica avulsa.
4. Pareggia 0-0 con la Francia e la Romania perde 3-0 con l'Olanda. Passano Olanda (9 punti) e Italia (2) grazie al miglior coefficiente Uefa (rispetto alla Romania).
fonte: Gazzetta dello Sport

ALEX, TI RIVOGLIAMO COSI'!!!

Dortmund, 4 luglio 2006: minuto 121 della semifinale mondiale Italia-Germania. Alessandro Del Piero timbra il 2-0 che vale la finale. Da allora ad oggi sembra essere passata un'infinità: Alex tagliato da Donadoni, Alex capocannoniere in serie A, Alex chiamato in extremis per questi Europei, Alex escluso con l'Olanda, Alex titolare e capitano in questo pomeriggio di fuoco.
E' arrivato il momento di farci urlare di nuovo.

giovedì 12 giugno 2008

Felipao e Ronaldo, coppia vincente

Uno-due e il Portogallo è già ai quarti. Convincente nell’esordio con la Turchia, impressionante nella sfida con la Repubblica Ceca: punteggio in bilico per un’ora ma gioco e copione della gara saldamente nelle mani del team di Scolari.
Già, Felipao il mago, fresco di accordo con il Chelsea, una nuova sfida da brividi, ma per ora concentrato solo ed esclusivamente sul cammino della sua creatura, che gli deve tutto o quasi. Perché fino al 2003, anno in cui il Gene Hackman di Passo Fundo decise di ripartire dai rossoverdi dopo un titolo mondiale conquistato con il suo Brasile, il Portogallo era per tutti l’eterna incompiuta, della serie grandi talenti zero risultati, una generazione di fenomeni (Figo, Rui Costa, Vitor Baia) alla continua ricerca dell’alchimia giusta per vincere.
Attorno a quei campioni Scolari ha costruito il suo primo Portogallo, giunto a un passo dal trionfo ma fermatosi sul più bello dopo aver sbattuto ripetutamente la testa sul muro della Grecia di Rehagel agli Europei casalinghi del 2004.
Da quell’esperienza Felipao è ripartito due anni dopo: nel Mondiale che tanto ci piace ricordare, la sua selezione si giocò un posto in finale con la Francia, chiudendo al quarto posto, superata nella “finalina” di consolazione dai tedeschi padroni di casa.
Risultati buoni (entrare per due volte consecutive fra le migliori quattro di una competizione internazionale come Europeo o Mondiale non è affatto facile) ma non eccellenti. Perché, nonostante il gran lavoro di Felipao, al Portogallo sono mancati i gol di un bomber vero.
Dati alla mano, il Cristiano Ronaldo di questa stagione (42 gol complessivi, top scorer in Premier come in Champions) sembra pienamente in grado di risolvere l’annosa questione: e ora che ha rotto il ghiaccio anche in questo torneo, Scolari se la ride.
Al suo Portogallo non manca più nulla, ma proprio nulla, per vincere.

martedì 10 giugno 2008

Ibra e Torres, i nuovi leader

I sogni di Spagna e Svezia passano dai piedi dei loro nuovi fenomeni. La Grecia campione chiamata alla missione impossibile di difendere il titolo del 2004, la Russia di Guus Hiddink. Il punto di Stefano Joni Scarpolini.

Se pensate che sia un girone all’acqua di rose, vi sbagliate di grosso. State a sentire: ci sono i campioni d’Europa in carica (se ve lo siete scordati, vi ricordiamo che la Grecia quattro anni fa in Portogallo ha fatto marameo ai padroni di casa in finale), c’è mezza compagine campione di coppa Uefa (il ct della Russia Hiddink si è portato con sé ben cinque elementi dello Zenit San Pietroburgo), c’è colui che viene considerato il miglior talento europeo (il bomber spagnolo Fernando Torres, 30 reti col Liverpool) e infine colui in grado (per molti l’unico) d’insidiare Cristiano Ronaldo nella corsa al Pallone d’oro (stiamo parlando di Ibrahimovic e vabbè, dello svedese sapete tutto tranne se il suo tendine reggerà fino a luglio).
Queste sono le premesse del girone D, altro che carovana di outsider. Da qui, potete scommetterci, usciranno due grandissime rompiscatole che dai quarti in poi faranno venire la strizza alle big. Spagna e Svezia partono certamente come favorite. Ma occhio alla Grecia, con la punta Gekas tirata a lucido (5 gol nelle qualificazioni) e soprattutto alla Russia “infinita” del mago Guus Hiddink, che contro ogni pronostico ha strappato il visto europeo all’ultima
giornata quando nessuno ci credeva più (a rimetterci è stata nientemeno che l’Inghilterra).
Fra i protagonisti, mancherà il monumento Raul (che ad Aragonés sta un po’ qui). Troppo forte invece il richiamo della nazionale per lo svedese Larsson, arruolato in extremis: il bomber aveva infatti dato l’addio alla maglia gialloblu. Per il resto, c’è tutto per vivere un girone d’inferno. L’acqua di rose spargetela altrove.

lunedì 9 giugno 2008

Benzema e Di Natale, osservati speciali

Nella giornata di Francia-Romania e Olanda-Italia c'è un doppio esordio nell'esordio che stuzzica la curiosità degli amanti del pallone. A qualche ora di distanza, sui campi di Zurigo e Berna, Karim Benzema, 20 anni, da Lione, e Antonio Di Natale, per tutti Totò, 30 anni, da Napoli, giocheranno la loro prima gara con la maglia della nazionale in un torneo di quelli che contano.
Storie e carriere diverse quelle dei due: il bambino prodigio che vanta già quattro scudetti e una buona collezione di presenze (con gol) in Champions da una parte, il talento a digiuno di trofei che gioca nell'Udinese e che diventa pedina inamovibile del tridente targato Donadoni dall'altra. Una prima punta inseguita da mezza Europa e un esterno piuttosto snobbato dal mercato delle grandi che si giocano la loro chance. E guai a steccare alla prima, si sa.
Eppure i due si assomigliano, entrambi sono la scommessa del proprio ct, quel nuovo che incalza e che si trova sulla bocca di ogni tifoso fiducioso nell'ennesima impresa della propria nazionale: "Sarà l'Europeo di Benzema", "Stai a vedere, Di Natale ci farà vincere la Coppa" ci si ripete a distanza.
Nel tunnel che li condurrà sul prato, sotto riflettori grossi così, Karim e Totò avranno le gambe pesanti come macigni. Tutti pronti a puntare il dito al primo errore, a sostenere che Trezeguet avrebbe fatto meglio o ad invocare l'ingresso del navigato Del Piero e perché no, di Cassano. Tutto congelato fino al fischio di inizio, quando le gambe si scioglieranno. Allora si tratterà di capire chi, fra Domenech e Donadoni, avrà vinto la sua scommessa.

Gruppo C: Francia, ancora tu?

A sorteggio compiuto, i vertici dell’Uefa hanno insistito affinché i ct di questo girone si facessero
fotografare tutti assieme: Van Basten e Piturca accanto a Domenech e Donadoni che stringevano la Coppa quasi a contendersela. Sarà così anche stavolta, altra finale Italia-Francia? Staremo a vedere. Di certo la sorte ce l’ha messa tutta per tracciare le linee di questo raggruppamento, in cui si incrociano tre fra le migliori selezioni del torneo, con un quarto incomodo davvero spinoso.
Occhi puntati, come è d’obbligo, sui Campioni del mondo di Donadoni, che ha raccolto l’eredità di Lippi puntando sul gruppo di Berlino e su alcuni innesti di qualità come Di Natale (in grandissima condizione), Quagliarella e Cassano.
Per l’eterna rivale Francia, l’occasione della rivincita immediata è a portata di mano, e Domenech ha deciso di tagliare dai ventitre David Trezeguet (fatale il suo errore ai rigori di Berlino?): spazio a Gomis e Anelka, due che assieme non segnano la metà delle reti siglate dal solo Trezegol in serie A.
Il bel gioco e qualche anno di esperienza in più sono le armi dell’Olanda, alla continua ricerca di quel balzo in avanti che non arriva mai. Van Basten, che lascerà la panchina alla fine del torneo, vorrebbe ripetere il trionfo vissuto da giocatore nell'88 (unico successo nella storia degli oranje, memorabile la sua prodezza in finale con l'Urss).
Partire a fari spenti non dispiace affatto alla Romania, specie se fra i tre litiganti potrebbe essere il quarto a godere, magari con la zampata decisiva firmata Mutu, in un momento di forma straordinaria. I rumeni si sono qualificati con una marcia inarrestabile i (battuta la stessa Olanda): ecco perché sottovalutarli sarebbe un peccato mortale.

domenica 8 giugno 2008

Tutti con Robert

Nel Gp del Canada Robert Kubica ha colto oggi il suo primo successo in Formula Uno. Un anno fa, su quella stessa pista, aveva rischiato di morire.
Agli attimi di terribile apprensione in quel pomeriggio del 10 giugno si sovrappongono i suoi sorrisi sul podio di Montreal.
E chissenefrega se Hamilton ha tamponato Raikkonen ai box, se per una volta non ci sono tute rosse sui gradini più alti, se Kubica guida il mondiale dopo aver scavalcato Lewis, Felipe e Kimi. Oggi siamo tutti per lui.

Germania, strada in discesa. Ma occhio alla Croazia

Nella breve analisi di Claudio Brigliadori, ecco variabili e rischi (pochi, per la verità) che potrebbero intralciare il cammino della Germania nel gruppo B.

Stranezze della classifica Uefa: la testa di serie del gruppo B è l’Austria, organizzatrice del torneo, seconda la Croazia e solo terza la Germania semifinalista ai mondiali, prima dell’ultima squadra del lotto, la Polonia. Le statistiche non devono ingannare, perché salvo colpi di scena sono proprio i tedeschi i grandi favoriti ed aspiranti finalisti: è l’attacco l’arma in più del ct Löw, che accanto alla sicurezza Klose potrà schierare uno tra l’alterno Podolski e la rivelazione Mario Gomez, mentre a centrocampo spicca il ritrovato Ballack.
Alle spalle dei bianchi, spazio alla Croazia di Bilic, meno tecnica ma altrettanto tosta e organizzata. Non c’è il bomber dell’Arsenal Eduardo, infortunato, ma in appoggio all’esperto Olic ci sarà una mediana in cui spiccano per classe Srna, Kranjkar ed il giovane Rakitic; dietro, il milanista Dario Simic prova a riscattare le ultime opache stagioni.
All’esordio all’Europeo, la Polonia vuole sorprendere tutti dopo aver superato il Portogallo nelle qualificazioni. Il santone olandese Beenhakker può contare su un portiere affidabile come Boruc e centrocampisti dinamici come Lewandowski e Zurawski, anche se è Ebi Smolarek quello che dovrà garantire i gol necessari a passare il turno. Proprio quei gol che sembrano mancare ai padroni di casa dell’Austria: cenerentola del gruppo e dell’intero torneo, la squadra di Hickersberger non ha molte chance, priva com’è di qualità ed esperienza. Si salvano il solido Stranzl ed il napoletano Garics, il resto spetterà all’entusiasmo dei tifosi.

sabato 7 giugno 2008

Euro 2008, si parte

Comincia la Svizzera padrona di casa e, stasera, il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Ecco una breve presentazione del gruppo A, a cura del mio amico Marco Gervino.

A come “Adesso o mai più”. Se sorpresa dovrà essere a questo Europeo, fate molta attenzione a questo girone. Iniziamo dal Portogallo. Non è facile bollare come eventuale sorpresa una squadra vicecampione d’Europa in carica e quarta al Mondiale. Se poi pensiamo a Carvalho, Quaresma e soprattutto Cristiano Ronaldo è legittimo definire la nazionale di Scolari “una delle favorite”.
Tuttavia l’idiosincrasia lusitana alla concretezza rimette tutto in discussione. Ecco perché se il ct saprà sfruttare al meglio i suoi artisti ci sarà da divertirsi. Questa è l’occasione da non perdere per i portoghesi, maturi al punto giusto per vincere finalmente a livello di nazionale. Un treno da prendere al volo, prima che corra via. Una sensazione che la Repubblica Ceca sente ancora più forte, mentre tramonta una generazione che avrebbe potuto e dovuto acciuffare qualcosa. L’imbattibile Cech in porta, centrocampisti duttili, l’eterno gigante Koller in attacco. Ma attenti, questa potrebbe essere davvero l’ultima spiaggia. Adesso o mai più se lo ripete anche la Svizzera che gioca in casa. Ha talenti sparsi in ogni settore e il pubblico a sostenerla: un’occasione d’oro, da spendere e non da mettere in uno dei suoi caveau. Chance anche per la Turchia, davvero una mina vagante. Ultimamente, quando approda alla fase finale di una competizione, fa sempre bene. Giocatori validi, tecnico esperto, carte in regola per fare da guastafeste. Insomma, A come “Attenzione a questo girone”. La Grecia insegna: non sempre vincono i più forti.

giovedì 29 maggio 2008

Fine della storia

Ecco quanto si legge oggi su inter.it:

"MILANO - F.C. Internazionale ha comunicato al signor Roberto Mancini il suo esonero dall'incarico di allenatore responsabile della prima squadra, in particolare in ragione delle dichiarazioni rese dal tecnico all'esito dell'incontro Inter-Liverpool dello scorso 11 marzo 2008, di quanto ne è seguito, sino ai fatti più recentemente emersi nelle cronache giornalistiche".

Brutta storia, davvero.

mercoledì 21 maggio 2008

Il Manchester si prende la Coppa

La prassi vuole che in casi come questo si cominci dalla fine: il Manchester United è campione d'Europa per la terza volta nella sua storia, la seconda in quella personalissima e infinita di Sir Alex Ferguson.
Riavvolgendo i 124 minuti del nastro della finale di Mosca, troviamo gli applausi dei Red Devils freschi di vittoria ai grandissimi avversari del Chelsea nella passerella per il ritiro della medaglia d'argento; le lacrime di un inconsolabile John Terry abbracciato dal rivale di mille battaglie Paul Scholes; il fuoco negli occhi di Edwin Van der Sar poco dopo aver respinto il rigore decisivo di Anelka.
Nella notte di Mosca ci sono l'errore clamoroso di Cristiano Ronaldo dal dischetto e il suo stacco perfetto che apre i giochi; il miracolo di Terry che devia in angolo il sinistro a botta sicura di Giggs e la sua scivolata sul prato bagnato mentre calcia il rigore che si stampa sul palo, alla sinistra del portiere battuto.
Ci sono lo schiaffo di Didier Drogba a Vidic e il cartellino rosso che chiude anzitempo la sua finale e, probabilmente, la sua esperienza a Londra; i raddoppi di Tevez e Rooney, umilmente al servizio dell'idea di squadra; le braccia di Frankie Lampard alzate al cielo e la speranza che si riaccende negli occhi dei suoi tifosi.
Ci sono il pianto di Ronaldo che ancora non ci crede e la faccia stravolta di Avram Grant, tradito sul più bello da quel fattore C che sembrava il suo miglior alleato.
A Mosca sono quasi le due di notte quando scorrono i titoli di coda: c'è una grande macchia rossa sulle tribune del Luzhniki, con in mezzo la Coppa alzata al cielo da Rio Ferdinand e Ryan Giggs, eterno. Come Scholes, come Ferguson. Come il fascino di quel pallone che rotola su un campo verde e che prima o poi si insacca in rete.
Palla al centro, a settembre si ricomincia.